BIOGRAPHY

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Lorena Ulpiani nasce a Montefiore dell’Aso (Ap) il 9 agosto 1959; cresciuta in un paese della costa marchigiana, a Cupramarittima, negli anni ’80 si trasferisce a Padova, dove risiede tuttora. Figlia di una pittrice, studia lettere con indirizzo artistico, laureandosi all’Università di Verona. Giornalista professionista, lavora come cronista per oltre 20 anni ma non abbandona mai i colori. Amante di locomotive a vapore, pubblica testi storici e si appassiona a itinerari fuori dai circuiti turistici, dai Paesi dell’Est, alla Grecia dell’entroterra, a certa lunarità del Portogallo. Il suo interesse per i diritti umani, negli anni ’90, la porta a lavorare per i Cree, autoctoni del Nord del Quebec: poche perline e molta finanza. Affascinata dal linguaggio geometrico, nei loro villaggi e sulle loro terre, approfondisce gli aspetti legati al colore. Così come li studia in tanta arte sacra, dall’Europa alla Cina, al Tibet, cercando quella luce che è pace, meditazione, immersione in una dimensione oltre il visibile. La pittura resta un dialogo con se stessa fino al 2012, anno della prima personale nella Sala del Caminetto al Miramonti Majestic Grand Hotel di Cortina (Bl), la stessa nella quale è stato girato nel 1963 “The Pink Panther” con Peter Sellers nei panni del mitico ispettore. Da allora ha esposto, con personali o in collettiva, da Roma a New York, da Verona a Barcellona, a Vienna, da Vicenza a Mantova, a Parigi, a Mosca. Con un’attenzione speciale a Padova e alle Marche, regione d’origine, ad Ascoli Piceno e Ancona. Attratta dalla fisica quantistica, nel 2013 inizia un lavoro su colore e materia che due anni dopo sfocia nella fondazione del gruppo di ricerca “99Quanti”. Nel 2016 un infarto la costringe a un periodo di riposo: pubblica la prima raccolta di poesie e nella pittura si affaccia il segno. Dal 2018 riprende a viaggiare: la sperimentazione sugli olii la spinge in Messico e nel Nord Europa. Pittura come metamorfosi continua, opere generate da contrappunti emozionali. Importante in questa fase lo studio condotto sulla pittura di Carla Prina (1911 - 2008), Astrattisti Comaschi, alla quale ha dedicato un dialogo astratto nella personale del 2019. C’è un filo unisce il geometrico di ieri, rigoroso solo in apparenza, al dissolversi delle forme. Percorso nel quale trovano forza anche la pratica dell’affresco e l’amore per i segreti alchemici della pittura. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche, in Italia e all’estero.